Fotovoltaico a Terra su Terreno Agricolo Conviene?

Dal 2000 e fino a pochi anni fa in Italia abbiamo assistito ad un vero e proprio boom degli impianti fotovoltaici installati su terreni agricoli. C’è stata una vera e propria corsa. Chi aveva un pezzettino di terra ha subito fiutato l’affare. C’era un motivo ben preciso. Il Conto energia, il sistema con cui si veniva ben remunerati per ogni kilowatt di energia prodotto con fotovoltaico, era molto generoso. Si incameravano soldi, tanti, che giustificavano un investimento importante. Insomma nel giro di 6 o 7 anni si recuperava il denaro investito e si aveva un rendita annuale mica da ridere.

Ne è nata una polemica. I terreni agricoli sono piú utili se sfamano la gente o se producono energia elettrica? Questo discorso però è terminato nell’estate del 2013, quando si è chiuso il Quinto CONTO ENERGIA, l’ultimo che erogava soldi per 20 anni per la produzione di energia elettrica da fotovoltaico.

Oggi ha ancora senso investire nel fotovoltaico a terra? Abbiamo un terreno agricolo e vogliamo realizzarci una rendita, fare un investimento, quanto dobbiamo spendere? Che rendite annuali possiamo aspettarci? Conviene? Possiamo guadagnarci?

Terreno Agricolo Piccolo vicino Casa

Tutte domande legittime a cui cercheremo di rispondere. Iniziamo prima però a fare un distinzione. L’energia che produciamo ci serve per alimentare qualcosa? Una fabbrica, una villa, la nostra abitazione? Se sì allora il terreno va benissimo. Un impianto da 6 Kwp, ora che i prezzi dei pannelli fotovoltaici sono scesi parecchio,  costa “appena” 10 mila euro, allo stato attuale (prezzi riferiti al 2018-2019) ed è in grado di fornire corrente elettrica ad un appartamento composto da 6-7 persone oppure a due mini appartamenti da 2-3 persone ciascuno.

Quindi l’impianto fotovoltaico montato su un terreno adiacente alla casa ha grande senso, oppure se realizziamo una serra fotovoltaica, con i moduli montati sul tetto. Calcolate che avete bisogno di circa 8 metri quadri per kilowatt di potenza, quindi per 6 Kw. circa 50 metri quadri scarsi, ovviamente che non presentano ombreggiatura, nemmeno parzialmente durante il giorno.

fotovoltaico-agricolo

Terreno grande

diverso invece il discorso se disponiamo di un terreno vasto, anche di ettari che si trova magari abbandonato in qualche parte remota. Qui il discorso è piú complesso e dobbiamo considerare veramente tante cose.

La prima domanda che dobbiamo farci è: cosa ci facciamo con la corrente elettrica che stiamo producendo? Visto che noi non la possiamo consumare, la dobbiamo vendere? A chi la vendiamo? Se ci sono aziende che sono nelle vicinanze possiamo prendere accordi, la legge ci permette di vendere l’energia elettrica che produciamo.

Si chiama RITIRO DEDICATO, la possibilità che ci viene data per vendere l’energia da noi prodotta. A partire dal primo gennaio 2018 il GSE ci “prende” l’elettrcità e la “reimmette” in rete per darla ai suoi clienti. L’impianto deve essere di potenza inferiore a 10 MVA, ma ci rientriamo alla grande perchè 10 MVA sono veramente tanti. Per maggiori informazioni sul funzionamento guardate sul sito del GSE.

Quanto si guadagna con il Fotovoltaico su Terreno Agricolo

si tratta della domanda piú difficile a cui rispondere perchè la remunerazione dell’ energia prodotta dal fotovoltaico, misurata in €//MWh, è determinata da diversi fattori:

  • zona in cui è installato l’impianto. varia da Regione a Regione, in Sicilia
  • orario in cui viene venduta. Fascia F1 dalle 8 alle 18 dal lunedi’ al venerdi’. FASCIA F2 dalle 19 all 22 e tutto il sabato, FASCIA F3 la domenica ed i festivi.
  • potenza dell’ impianto

I prezzi medi di remunerazioni per il fotovoltaico a terra sono erogati secondo questa tabella. I valori indicati si riferiscono ai prezzi di guadagno  (Euro/MWh) per l’anno 2018 per la fascia F1 nei mesi di picco di produzione

zona maggio giugno luglio agosto
Centro Nord 57.84 61.99 66.15 68.26
Centro Sud 57.85 61.18 63.88 67.47
Nord 57.93 61.91 66.21 68.26
Sardegna 55.47 58.15 63.79 67.90
Sicilia 66.31 61.01 73.30 82.36
Sud 57.97 60.92 63.29 66.98

 

Da questi soldi che incassiamo dobbiamo togliere alcune spese, ovvero il costo che il GSE si sobbarca per l’acquisto seondo questa tabella qui sotto.

Energia tra 1 e 20 kW tra 20 e 200 Kw oltre 200 Kw massimale
fotovoltaica 0,7 euro per Kw 0,65 euro per Kw 0,6 euro per Kw 10.000 €/anno
eolica 0,9 euro per Kw 0,8 euro per Kw 0,7 euro per Kw 10.000 €/anno
idraulica 1,1 euro per Kw 0,9 euro per Kw 0,8 euro per Kw 10.000 €/anno
altro 1,2 euro per Kw 1 euro per Kw 0,9 euro per Kw 10.000 €/anno

Ci potrebbe anche essere l’esigenza di installare un impianto fotovoltaico su un piccolo orto o terreno che serva per alimentare una baita o casa dove la corrente non arriva. In questo caso dovremmo prevedere l’acquisto anche di batterie per lo stoccaggio dell’elettricità da usare durante la notte, in questo caso si parla di fotovoltaico con accumulo, ne abbiamo già parlato precedentemente. I costo salgono per via dell’ acquisto del sistema di storage con batterie al litio di nuova generazione che garantiscono anche 10.000 cicli di ricarica.

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Prezzo Pannelli fotovoltaici quanto si Spende per un impianto

Gli impianti fotovoltaici di tipo domestico sono quelli più richiesti in Italia, in maniera particolare quelli con potenza da 3Kwp. Questa taglia è legata ai vecchi incentivi del Conto Energia che restituivano la massima tariffa proprio ai sistemi fotovoltaici sotto la potenza dei 3 Kw.

E’ rimasta quindi questa “tradizione” che ovviamente non ha più motivo di esistere. Potrebbero andar bene anche sistemi da 2 KWp o da 3,5 o di altre misure, l’importante è dimensionarlo in base alle proprie esigenze e allo spazio disponibile sul proprio tetto o giardino.

Ora che i prezzi dei pannelli fotovoltaici sono scesi drammaticamente e che nel 2019 si potrebbe assistere ad un ulteriore calo per via dell’ eliminazione dei dazi all’importazione dei moduli cinesi, l’investimento si fa interessante.

Fotovoltaico prezzi

I prezzi di un impianto , come detto, sono calati drasticamente. Nel 2016 abbiamo assistito ad un trend ribassista che è proseguito per il 2017 e dovrebbe continuare anche nel 2018 e ci si aspetta un ulteriore calo nel 2019 come sottolineato dalle previsioni dell’ ultimo rapporto del dipartimento di Energia Statunitense.

prezzo-2015-pv

 

Secondo lo studio nel 2015 il prezzo medio di  un modulo è stato di 0,60 centesimi di dollaro per watt ovvero 55 centesimi di euro (calcolato su un cambio Euro-Dollaro di 1,1). Va aggiunta l’Iva e il costo di ricarico per i rivenditori, quindi l’importo va moltiplicato almeno per 1,5. C’è da aggiungere il costo di un Inverter (circa 30-40 centesimi di euro per watt per marche come Sma o Rec), delle staffe per fissare i moduli, contatori, cavi e manodopera per l’installazione.

Il prezzo di un impianto fotovoltaico da 3KWp nel 2018-2019 ha ed avrà un costo compreso tra 4000 e 6000 euro. Molto dipende dalla qualità dei moduli scelti, i più cari, ovvero Sunpower e Panasonic, sono anche quelli che hanno efficienze che si attestano al 20% contro una media del 14-15%, un guadagno sensibile nella produzione totale di energia elettrica durante l’anno.

Ma la novità che potrebbe far abbassare ulteriormente il prezzo dei moduli fotovoltaici è l’eliminazione dei dazi all’ importazioni dei pannelli cinesi. Il 18 luglio del 2018 infatti la Commissione Europea ha decretato la FINE DEI DAZI imposti sui moduli in silicio cristallino provenienti dalla CINA, Malesia e Taiwan. Cosa succederà ora?Dato che questi prodotti sono ancora piú appetibili dal punto di vista economico, nel 2019 si potrebbe assistere ad un ulteriore calo del loro prezzo che trascinerà al ribasso anche i modelli prodotti in Ue o in Usa. Questa è solo un ipotesi, i prezzi però potrebbero rimanere costanti ed aumentare i profitti in essere dei produttori.

Costi Moduli fotovoltaici 2018

Tipo di modulo fv Prezzo
€/Wp esclusa iva
Andamento Tipo di modulo fotovoltaico in questa fascia
Alta Efficienza 0,60 -1,1% Moduli ad alto rendimento di Pansonic o Sunpower con rendimento compreso tra 20 e 21%
Media efficienza 0,55 -1,0% Pannelli totalmente neri con potenza tra 190 e 320 Wp
Cinesi buona qualità 0,50 -1,1% Moduli pv da 60 celle, cornice standard in alluminio, basamento bianco e potenza compresa tra 245 e 320 Wp.E’ il modulo più diffuso sul mercato. Rappresenta il prezzo medio dei pannelli fotovoltaici in Italia
Cinesi bassa qualità 0,45 -1,0% Moduli economici di “basso profilo”, marchi secondari, basso costo.

 

Costo Inverter

un elemento essenziale di un impianto fotovoltaico è l’inverter. Si tratta di un apparecchio che converte la corrente prodotta dai moduli solari da continua ad alternata. E’ essenziale per il buon funzionamento del sistema fotovoltaico perchè quasi tutti gli apparecchi nella nostra casa hanno bisogno della corrente elettrica alternata per funzionare.

E’ un elemento si spesa importante perchè non costa poco. Diciamo che il prezzo è proporzionale al dimensionamento dell’ impianto, quindi piú è potente l’inverter e maggiore sarà il suo prezzo. Diciamo che siamo sull’ ordine di 0,30/0,40 euro per Kw. Quindi un inverter da 3 Kw costa circa 1000-1200 euro.

Quanto spazio occupa un impianto fotovoltaico

dipende dal tipo di moduli fotovoltaici scelti, ovvero dipende dal loro rendimento. Se prendiamo come riferimento le marche più performanti, ovvero Sunpower e Panasonic (ex Sanyo) possono bastare 20 mq. Più si abbassa l’efficienza (è l’indice che troviamo sul datasheet del modulo) più spazio occupa il pannello. Per efficienze comprese tra il 13 e 15% ci vogliono 25 mq circa.

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Quanta energia può produrre un sistema fotovoltaico

anche in questo caso le variabili sono diverse, ma soprattutto dipende dalla zona climatica dove andrà installato l’impianto.  Secondo i dati del rapporto GSE  le ore di utilizzazione medie degli impianti fotovoltaici nel 2013 sono state pari a 1.241 in Italia (vedi grafico qui sotto).   La Sicilia è la Regione con le ore più elevate: 1.476 a livello complessivo, 1.755 per gli impianti ad inseguimento e 1.455 per gli impianti fotovoltaici fissi.

ore-fotovoltaico

Dipende quindi dove avete intenzione di installare il vostro impianto. Un sistema fotovoltaico da 3 kwp in Nord Italia può produrre da 3000 a 3500 kw l’anno, in centro Italia da 3200 a 3700 kw in sud Italia da 3500 a 4200 kw, per capire meglio potete consultare la mappa solare qui sotto. Con gli inseguitori solari i rendimenti migliorano, così come migliorano se si usano moduli ad alta efficienza.

mappa-solare

 

Il risparmio fiscale

il 15 ottobre 2015 è stata approvata dal Consiglio dei Ministri la Legge di Stabilità 2016. Accanto alle tante misure, per un valore totale di oltre 27 miliardi, tra cui l’abolizione di Imu e Tasi sulla prima casa e il fondo per la lotta alla povertà e all’esclusione sociale per un valore di 600 milioni, ci sono importanti novità anche sui temi dell’efficienza e del risparmio energetico. Sono state infatti prorogate, per un altro anno, e ancora successivamente, quindi fino al 31 dicembre 2018, le detrazioni fiscali del 65% per le opere di riqualificazione energetica negli edifici e del 50% per le ristrutturazioni edilizie.

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Nel 2018 la detrazione fiscale del 65% per le opere di riqualificazione energetica ha interessato, ad esempio, l’installazione di impianti solari termici, pompe di calore e caldaie a biomassa, mentre la detrazione del 50% ha compreso, nelle spese di ristrutturazione edilizia, anche quelle sostenute per l’installazione di impianti fotovoltaici e sistemi di accumulo.

Le detrazioni si spalmano su un periodo di 10 anni.

Esempio: impianto da 3kwp costato 5000 euro, il 50% fa 2500 euro. Ogni anno, per 10 anni, possiamo portare in detrazione sulla dichiarazione dei redditi 250 euro.

Le installazioni di fotovoltaico in Italia

il nostro paese ha registrato una capacità fotovoltaica di nuova installazione di 36,6 MW e 37,7 MW rispettivamente a maggio e giugno, fonte Anie Rinnovabili.

Nel primo semestre del 2018 la produzione derivata da nuovi impianti e stata pari a 191 MW, un risultato inferiore del 18% rispetto ai 234 MW registrati nello stesso periodo del 2017. Questo calo è dovuto principalmente al fatto che nel marzo dello scorso anno, circa 60 MW di parchi solari di grandi dimensioni sono stati collegati alla rete, mentre nei primi sei mesi di quest’anno non sono stati completati tali impianti.

Il risultato di quest’anno è in linea con quello della prima metà del 2016, dove sono stati prodotti 201 MW di energia elettrica da nuovi impianti fotovoltaici. Ciò significa che, escludendo i risultati straordinari di marzo 2017, l’ Italia mantiene un ritmo costante di crescita di circa 30 MW al mese.

I numeri di Anie mostrano chiaramente che le installazioni residenziali che non superano i 20 kW di dimensioni continuano a dominare il panorama solare italiano, con circa 83,5 MW di nuova capacità installata.

Complessivamente, l’energia fotovoltaica installata cumulativa in Italia ha raggiunto 19,7 GW, a partire dalla fine di giugno 2018.

Nel frattempo, Terna ha riferito che il solare è stato in grado di generare 12.749 GWh nei primi sei mesi del 2018, coprendo quindi l’8% della domanda totale di energia in Italia, mentre la potenza termica è stata in grado di coprire oltre il 49% della domanda totale, con 96.780 GW.

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Bitcoin e il problema dell’ elettricità come risolverlo con i Pannelli Fotovoltaici

Il Bitcoin, la criptovaluta digitale, è sulla bocca di tutti. Le sue quotazioni sono cresciute in maniera esponenziale allarmando da una parte gli analisti che mettono in guardia da quella che considerano una “bolla speculativa”, e dall’ altra ingolosendo gli investitori. I Bitcoin possono essere comprati, oppure “creati” attraverso un processo di “mining“, ovvero di estrazione.

Si tratta di una procedura che richiede un enorme consumo di elettricità, frutto di calcoli elaborati con computer potentissimi che assorbono moltissima energia. Sì ma quanta energia? E‘ profittevole acquistare pc potenti per estrarre criptomonete?

Secondo Digiconomist (fonte) il consumo annuale medio nel mondo per estrarre criptovalute (ci si riferisce solo a Bitoin e Bitcoin Cash) è attualmente di 36.75 Terawatt, corrispondenti all’ assorbimento di una paese come la Bulgaria.

Dato che il “mining” può fornire un solido flusso di entrate, le persone sono disposte a far funzionare i computer affamati di energia per guadagnare. Nel corso degli anni questo ha fatto sì che il consumo totale di energia della rete Bitcoin crescesse in proporzioni incredibili visto che il prezzo della valuta ha raggiunto nuovi massimi.

Addirittura è stato calcolato che se il BITCOIN fosse un paese si posizionerebbe al 59esimo posto nella classifica delle nazioni che consumano piú energia al mondo.

consumo-mondiale-energia-bitcoin

La mappa in alto mostra quali paesi consumano meno elettricità rispetto alla quantità consumata (somma totale) dall’estrazione di bitcoin nel mondo.

Attualmente l’estrazione di Bitcoin assorbe appena lo 0,13% dell’ energia elettrica consumata nel mondo ma sta crescendo in maniera esponenziale (vedi grafico sotto: fonte: https://powercompare.co.uk/bitcoin/). Con questi ritmi di crescita nel 2019 potrebbe addirittura superare il consumo di tutti gli Stati Uniti d’America. In questi calcoli sono compresi anche i consumi relativi alle transazioni del Bitcoin, estremamente alti se rapportati ad esempio a quelli delle carte di credito. Per molti analisti questi dati potrebbero essere addirittura sottostimati perchè non si tiene conto dell’energia utilizzata per il raffreddamento delle macchine.

consumo-bitcoin

Redditività di un Bitcoin

conviene scavare Bitcoin? Si guadagna dall’ estrazione delle criptovalute? Tralasciando le spiegazioni tecniche su come avviene il “mining” cerchiamo di rispondere a questa domanda. E’ chiaro che la risposta è fortemente influenzata dalle quotazioni attuali di Bitcoin e dal costo dell’energia elettrica.

Come detto si utilizzano paesi in cui l’energia elettrica costa meno. In Mongolia, ad Ordos c’è questa farm  che utilizza 40 megawatt di elettricità all’ora, l’equivalente dell’ assorbimento energetico di 12.000 abitazioni. Spende $ 39.000 al giorno per la bolletta elettrica, anche con lo sconto.

Per minare in proprio i bitcoin c’è bisogno di un “Asic Bitcoin Miner” (scede già assemblate con piú processori) costo circa 2000 euro. Stimando commissioni dei mining pool al 2%, aggiungendo il costo dell’energia in Italia e l’attuale prezzo del Bitcoin (anche calcolando che arrivi a 20.000 dollari), non sarebbe conveniente, si andrebbe in perdita anche con queste quotazioni stellari.

Per maggiori informazioni sui calcoli potete leggere questo corposo documento in inglese.

Il problema della sostenibilità

Il problema principale di Bitcoin non è nemmeno il suo massiccio consumo di energia ma è quello relativo alle fonti. La maggiorparte dei “miners” si trova in Cina perchè è lì che la corrente elettrica costa di meno e si ottiene principalmente da centrali elettriche a carbone. Significa un aumento esponenziale di CO2 nell’ atmosfera dovuta alla combustione proprio del carbone.

Ecco perchè a molti è venuto in mente di utilizzare i pannelli fotovoltaici installati in zone con una grande insolazione. Ma anche in questo caso si potrebbe pensare di sfruttare l’energia prodotta per alimentare case e industrie al posto delle centrali elettriche a gas o a carbone.

Per realizzare una farm solare in grado di generare 40 Megawatt c’è bisogno di un’area a fortissima insolazione di circa 5 chilometri quadri. L’investimento è massiccio ma si toglierebbe tantissima CO2 dall’ atmosfera.

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Prezzo Impianto Fotovoltaico da 1 Kw Off Grid

Chi ha intenzione di realizzare un piccolo impianto fotovoltaico off grid, ovvero in grado di essere energeticamente autonomo, può optare per uno con potenza da 1 Kw. Come funziona? Come deve essere collegato? Quanto costa? Sono tutte domande che i lettori si pongono, alle quali cercheremo di dare una risposta in questa guida.

Sappiate che non c’è nulla di complicato, si può fare anche da soli senza l’aiuto di un elettricista o di uno specialista. Non serve nemmeno il rilascio di una licenza oppure di un’autorizzazione da parte del gestore elettrico, Enel, Acea, Hera ecc. Anzi, un impianto del genere può anche essere realizzato in parallelo a quello esiste allacciato alla nostra società elettrica.

La cosa bella di questi impianti è che possono essere dimensionabili a proprio piacimento in base alla disponibilità economica, allo spazio che abbiamo a disposizione per montare i pannelli fotovoltaici e alle esigenze energetiche.

Un impianto fotovoltaico off grid, chiamato anche stand alone (che funziona in maniera indipendente) andrà ad accumulare l’energia prodotta dai moduli su delle batterie, per poi renderla disponibile quando ci serve. E’ ideale non solo per un appartamento, ma anche per camper, barche, baite, case isolate.

Alla fine dell’ articolo vengono anche riportati i prezzi dettagliati.

Come funziona un impianto con batterie? Conviene?

conosciamo sicuramente un classico sistema fotovoltaico che si allaccia alla rete, chiamato ON GRID. L’energia prodotta dai pannelli viene istantaneamente assorbita dalle utenze e elettriche e quella che non si usa si reimmette in rete con il sistema dello “scambio sul posto”.

fotovoltaico 1 kw

Con un impianto stand alone, OFF GRID, l’energia prodotta è stoccata in batterie. E’ totalmente indipendente, non dobbiamo stipulare contratti con il gestore energetico, chiedere l’allaccio di nulla perchè la corrente la produciamo noi e la accumuliamo. Quando ci serve la preleviamo dalle batterie. E’ come ricaricare uno smartphone e poi utilizzare l’energia della sua batteria. Piuttosto semplice come concetto. Un po’ piú difficile è concepire il dimensionamento, ovvero capire quanto deve essere potente il sistema per le nostre esigenze. Abbiamo un frigorifero? Uno scaldabagno? Dieci prese elettriche? Lo capiremo piú avanti leggendo successivamente.

Tornando alla domanda iniziale, come funziona? Non vogliamo entrare in dettaglio, ma sappiate che i moduli fotovoltaici trasformano l’insolazione in energia elettrica. Piú è forte la “potenza” del raggio solare maggiore sarà la quantità di elettricità prodotta. Infatti il picco di produzione massima si ha tra le 11 e le 15 nei mesi di maggio, giugno, luglio ed agosto. Ovviamente in una giornata di sole.

Questa elettricità prodotta è in “continua” che va bene ad esempio per alimentare un punto luce, ma non è idonea per le utenze elettriche piú sofisticate come i computer ed i televisori. Va trasformata in “alternata”. A fare ciò ci pensa un apparecchietto, l’inverter che la porta a 220.230 V. L’energia prodotta è stoccata sulle batterie, a monte delle quali è connesso un regolatore di carica.

E’ chiaro che una volta caricate le batterie, il surplus di produzione dell’ impianto andrà sprecato. In quel caso potremo riempire un’altra batteria, se disponibile.

Quando è consigliabile montarlo

Dobbiamo cercare innanzitutto di capire quanto è in grado di produrre un impianto da 1 Kw. Ovviamente dipende dalla zona in cui lo monteremo. In Sicilia ha un rendimento, in Lombardia ne ha un altro, ovviamente piú basso.

Possiamo fare dei calcoli approssimativi e non ci sbagliamo dicendo che ad esempio a :

  • Milano produce circa 1100-1200 kilowatt l’anno
  • Roma produce circa 1200-1300 kilowatt l’anno
  • Catania produce 1300-1400 kilowatt l’anno

La produzione dipende anche dal tipo di moduli montati, noi abbiamo fatto riferimento a quelli con rendimenti medi, quelli ad alta efficienza tipo Sunpower rendono un 10-15% di piú.

Ora prendete le vostre bollette delle scorso anno e date un’occhiata a quanto avete consumato. Diciamo che una famiglia virtuosa di 4 persone consuma almeno 3500 kilowatt l’anno, quindi un impianto da 1 Kw può andar bene per un single.

Però attenzione perchè, come abbiamo già detto, un impianto del genere può anche essere usato come “appoggio” ad uno già esistente. Può alimentare apparecchi indipendenti, oppure essere usato in piccole case isolate che non hanno accesso alla rete elettrica, in un garage, un camper, una barca, una baita di montagna. 

Quanto spazio occupa

diciamo che abbiamo bisogno di almeno 7-8 mq di spazio acquistando almeno 3 pannelli da 333 watt. Se invece prendiamo quelli piú piccoli da 250 watt ce ne vogliono 4. E’ consigliabile acquistare moduli il piú potenti possibile perchè , se in silicio policristallino, hanno rendimenti maggiori, anche del 18%.

Si collegano tra loto in serie e poi sono connessi alla batteria, al regolatore di carica e all’ inverter che si trova in casa.

 

Cosa posso alimentare

beh 1000 Watt possono essere tanti o pochi. Un televisore a schermo piatto da 40 pollici consuma circa 70-80 watt, un pc portatile circa 30-50 watt, una lampadina a basso consumo 20 watt. Poco assorbimento. Quello che consuma molto è lo scaldabagno, la lavatrice, il condizionatore, l’asciuga capelli, la lavastoviglie. Arrivano anche a superare un kilowatt.

Diciamo che dobbiamo fare due calcoli e capire che utenze alimentare e per quanto tempo.

Esempio del consumo.

quanta corrente assorbe un apparecchio
apparecchio Consumo in watt Ore di uso al giorno Energia totale consumata
5 lampadine da 20 watt 100 watt 6 600 Wh
1 Radio 40 watt 3 120 Wh
1 TV 40 pollici 80 watt 3 240 Wh
1 pc portatile 40 watt 3 120 Wh
TOTALE Corrente NECESSARIA 1080 Wh/giorno
(ovvero: 1,08 Kwh/giorno)

 

 

Chi può usare un sistema fotovoltaico da 1 Kw

quella di essere autonomi energeticamente è un sogno che molti anno, ovvero staccarsi dal gestore di elettricità per non pagare piú le bollette. Certo che un impianto da 1 kilowatt è un po’ “fiacco”, specialmente in inverno quando ci sono tante giornate nuvolose una dietro l’altra che non consentono di produrre molta energia. 

Sarebbe meglio puntare ad una potenza maggiore, oppure dobbiamo veramente essere virtuosi e non usare apparati che assorbono molta energia elettrica. Oppure usarli quando c’è tanto sole.

Scambio sul posto ed energia che non si consuma

il sistema dello scambio sul posto è stato istituito per chi è allacciato in rete. In pratica l’energia che non si consuma viene reimmessa in rete ed il gestore se la rivende a terzi. A noi ci riconosce un credito per acquistare energia elettrica da lui. Il problema è l’equità. Se ce la compra ad 1, ce la rivende a 3. Lo scambio sul posto con un sistema OFF GRID non è possibile.

L’energia che non si consuma  stoccata sulle batterie ed è quindi disponibile a nostra richiesta.

Come realizzare un sistema da 1 Kwp stand alone

questa è la parte piú interessante. Se non avete voglia di sbattervi e progettare un sistema stand alone sappiate che ci sono dei kit già pronti. Ovvero che hanno moduli, staffe per il montaggio, cavi, batterie, regolatore di carica e contatori. Sarebbe meglio per il montaggio affidarsi a dei professionisti.

altrimenti comprate tutti i componenti da soli e li scegliete in base al prezzo e alle caratteristiche come marca e prestazioni.

Prezzo di un impianto fotovoltaico da 1 kw con batterie

finalmente eccoci alla domanda iniziale e vi diciamo che un sistema da 1 KWp senza batterie costa circa 1600-1800 euro. Sono le  batterie che fanno alzare il prezzo e lo spostano piú in alto. Dipende, il costo finale, quindi da quelle che scegliamo, vedi in proposito l’articolo sulle batterie per il fotovoltaico.

Ci sono diversi tipi di tecnologie che influenzano il preventivo finale:

  • batterie AGM al piombo acido, le stesse che si usano in auto, economiche spendiamo circa 900 euro per sostenere un sistema da 1000 watt
  • batterie agli ioni di litio, le stesse che si usano su apparati elettronici come smartphone e computerm spendiamo circa 1400 euro.

 

 

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Convenienza Fotovoltaico Vale la Pena Investire?

Come già precedentemente annunciato dal Gse gli incentivi del quinto Conto Energia sono terminati. I 6,7 miliardi messi a disposizione dal decreto ministeriale di luglio 2012 si sono esauriti ad agosto 2013. Sono stati anni di boom e di grandi investimenti in questo comparto delle energie rinnovabili. Spuntavano moduli solari su tetti, campi agricoli, serre. Ora le cose sono un po’ cambiate e gli incentivi per il 2017 esistono solo quelli legati alle detrazioni.

Coloro quindi che intendono installare un impianto fotovoltaico devono pensare di farlo solo per auto consumare l’energia prodotta anche se si può ancora guadagnare con il fotovoltaico. Purtroppo è molto difficile farlo perchè un modulo fotovoltaico produce corrente elettrica durante il giorno, quando c’è il sole, e la notte invece è inservibile. Per questo bisogna fare bene i calcoli per capire la reale convenienza di un’installazione.


agevolazionifiscosolareFortunatamente a sostituire parzialmente gli incentivi ci sono le detrazioni fiscali
. Fino al 31 dicembre 2016 ammontano al 50% della spesa sostenuta per acquistare ed installare un impianto solare fotovoltaico, a partire dal primo gennaio 2014 passeranno al 36%. Sono le stesse utilizzabili per le ristrutturazioni edilizie, si tratta della proroga voluta con il cosiddetto Decreto LETTA, d.l.63 del 4-6-13.

Aggiornamento: il Governo ha varato la cosiddetta LEGGE DI STABILITA’ (legge 147 del 27 dicembre 2013 pubblicata nel supplemento ordinario n.87 della Gazzetta Ufficiale) che fa slittare la scadenza delle detrazioni fino al 31 dicembre 2017, quindi c’è tutto l’anno di tempo.

Ho bisogno di realizzare una ristrutturazione edilizia per godere delle agevolazioni fiscali sul fotovoltaico?


No, lo stabilisce chiaramente la risoluzione 22e dell’ Agenzia delle Entrate del 2 aprile 2013 che ha chiarito come si possa usufruire delle detrazioni anche in assenza di ristrutturazioni. L’impianto però deve essere utilizzato per la produzione di energia elettrica per uso privato e non quindi per essere rivenduta. Un impianto inoltre non dovrà superare una potenza di 20 kw.

Si potrà quindi detrarre dalla dichiarazione dei redditi il 50% della spesa sostenuta . Ad esempio un impianto costato 10mila euro porta in dotazione 5mila euro di detrazioni, quindi 500 euro l’anno per 10 anni.

In aggiunta alle detrazioni fiscali possiamo usufruire anche del cosiddetto “scambio sul posto“. L’energia in surplus prodotta durante il giorno e non utilizzata per autoconsumo viene reimmessa in rete. Il gestore elettrico la rivenderà al nostro posto e ci “scalerà” il profitto ottenuto sulla corrente elettrica che acquistiamo durante la notte, quando il nostro impianto è improduttivo.

Integrazione architettonica

il problema di molti edifici è che si trovano nei centri storici oppure non hanno lo spazio per montare un impianto che comunque ha bisogno di 7 mq a kilowatt. In questo caso ci sono ottime soluzioni come le tegole fotovoltaiche che si vanno a sostituire ai coppi. Otteniamo anche degli incentivi, ancor di piú se andiamo a sostituire dei tetti in amianto con i pannelli solari.

Ci sono pure altri modi per sfruttare il sole e produrre energia, ad esempio usare le vetrate fotovoltaiche che si montano verticalmente sulle facciate degli edifici al posto delle normali finestre. In questo caso il rendimento è piú basso perchè si usano pannelli a film sottile.

Impianto con sistema di accumulo

per staccarsi completamente dal gestore, ad esempio Enel, Hera, Acea dobbiamo installare un sistema fotovoltaico ad accumulo. L’energia prodotta dai pannelli durante il giorno viene stoccata nelle batterie ed è disponibile anche la sera e la notte quando i pannelli non funzionano per mancanza di sole. Al momento i prezzi delle batterie sono alte, ma ad esempio Tesla sta proponendo la sua Power Wall a prezzi interessanti.

Conviene ancora?

assolutamente sì perchè spendiamo 6000 euro per un impianto da 3 Kwp che sostiene una famiglia intera e ci ritroviamo energia gratis ed essere autosufficienti, o quasi, per un tempo indefinito. Un sistema fotovoltaico funziona anche dopo 30 anni, vedi in proposito l’articolo sulla durata di un pannello, anche se le prestazioni degradano almeno del 25%.

In quanto tempo si rientra della spesa

Siamo ovviamente lontani dai rendimenti che si potevano ottenere con il conto energia, ma erano anche tempi in cui un impianto costava dai 5mila ai 10mila euro per kwp. Al giorno d’oggi i prezzi del fotovoltaico si sono abbassati. con 6mila euro riusciamo ad acquistare un impianto solare con moduli cinesi da 3 kwp.

In 8-9 anni riusciamo a recuperare l’investimento iniziale, e poi avremo energia elettrica per almeno altri 20 anni. Ricordiamo che la maggiorparte degli impianti gode di una garanzia 20ennale sull’80% di rendimento. Ovvero dopo 20 anni i moduli producono ancora energia ma all’ 80% della loro “potenza”.

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Enel Fotovoltaico Opinioni sugli Impianti

Enel è il più grande fornitore di energia elettrica in Italia. Da un po’ di anni si è gettato nel settore delle energie rinnovabili con la consociata Enel Green Power dedicandosi anche alla vendita diretta di impianti fotovoltaici. Invece che affidarsi a terzi propone direttamente ai consumatori i suoi pacchetti tutto compreso.

Fino a qualche anno fa la proposta si chiamava “Raggio Senza Pensieri” , forse ancora la trovate disponibile. Raggio Senza Pensieri prevede due categorie di prezzo del pacchetto.
Il pacchetto base, 2.76 KWp (potenza necessaria per una famiglia media) comprende moduli non-europei, il display touch-screen per monitorare da casa i dati di produzione dell’impianto.

offerte fotovoltaico enel

Nella versione Premium, invece, Raggio Senza Pensieri usa di moduli di produzione europea e l’estensione a 10 anni della garanzia degli inverter. C’è anche la versione da 4,14 kWp che prevede la manutenzione ordinaria per 5 anni.

Ovviamente parliamo di impianti che erano legati al vecchio Conto Energia, il sistema di incentivi 20ennali alla produzione di energia elettrica da fotovoltaico. Questi incentivi sono terminati già da diversi anni e ora non è previsto nessun aiuto di “Stato” se non le detrazioni fiscali del 50% su una spesa massima di 96.000 euro. Non è comunque male come aiuto: ad esempio se spendiamo 8000 euro, possiamo detrarre ogni anni dalla dichiarazione dei redditi 400 euro per 10 anni.

Attualmente Enel propone 4 pacchetti, 4 tipi di impianto, di cui due con storage ovvero con sistema di accumulo con batterie In quest’ultimo caso la corrente elettrica prodotta durante il giorno, quella che non consumiamo, può essere accumulata per l’utilizzo notturno, siamo in pratica indipendenti energeticamente parlando.

Fotovoltaico start: quattro opzioni, small, medium, large, extra large. Si parte da impianto da 2,16 Kw CON MODULI BISOL ed inverter Growatt per l’opzione small e si sale. E’ compreso l’inverter, apparecchio che serve per trasformare la corrente prodotta da continua ad alternata, il progetto, le staffe, il montaggio e l’allaccio. La garanzia è quella di legge ovvero 24 mesi.

Un sistema del genere è in grado di produrre al Nord Italia circa 2800-3000 Kw di energia elettrica l’anno, 3100 al centro Italia e 3300 al sud.

LEGGI L’ARTICOLO SU Quanta energia elettrica si produce da un impianto FOTOVOLTAICO.

Fotovoltaico Plus: il prezzo sale e si passa a 7400 euro euro per il sistema small da 2,16 Kw. Il costo maggiore è giustificato dalla qualità dei moduli e dall’ INVERTER, un ABB, superiore. L’impianto da 3,24 Kw costa 8700 euro, quello da 4,32 10.2000 euro.

Energy Storage: è un sistema di storage, batterie fotovoltaiche, dedicato all’ accumulo di energia elettrica da collegare ad un impianto pre esistente. Anche qui disponibile in tre tagli differenti con tre tipologie di costi.

Opinioni

francamente i prezzi proposti da Enel sono totalmente fuori mercato. 6500 euro iva inclusa dell’ offerta START in versione small sono troppi per un Impianto da 2,16 Kw, per non parlare degli 8700 euro iva inclusa richiesti per l’opzione FOTOVOLTAICO PLUS per 3,24 Kwp.

Tralasciando la marca dei moduli fotovoltaici che non è al top della gamma, non stiamo parlando di Panasonic o Sunpower, rimane il fatto che anche giustificando l’affidabilità del brand e l’esperienza nel settore, sono troppi.

La media dei prezzi degli impianti fotovoltaici è di 1800-2000 euro al Kilowatt, inverter, cavi, staffe, allaccio e montaggio incluso. Con 6000 euro riusciamo a prendere un impianto da 3,5 Kwp anche usando marche di moduli fotovoltaici, ad esempio quelle cinesi che hanno un’alto rendimento, tipo Yingli, Suntech o TRINA, oppure per un taglio da 2,16 Kw difficilmente spendiamo più di 4500 euro, anche con moduli di qualità.

Anche la parte di storage ha costi eccessivi, 6200 euro di batterie per sostenere un impianto da 3 Kwp sono troppi, specie se confrontati con la nuova proposta di TESLA con la POWERWALL 2. Quella da 14 Kwh di Tesla costa 6400 euro.

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Riscaldamento Solare per le Piscine

Possiamo avere l’esigenza di riscaldare l’acqua di una piscina, sia piccola che di grandi dimensioni. Ciò ha un senso per cercare di prolungare la fruizione di quelle all’ aperto anche in periodi dell’ anno non caldissimi, come ad esempio la fine della primavera e l’inizio dell’ autunno. Ma anche per riuscire ad utilizzare una piscina al coperto in pieno inverno ed arrivare ad avere 27-28 gradi grazie all’ ausilio di un sistema solare termico.

Esistono sul mercato dei sistemi economici, delle coperture termiche per le piscine all’ aperto che mantengono una temperatura alta. Sono realizzate con dei collettori solari in plastica, tubi neri in cui scorre l’acqua della piscina che si scaldano con il sole e mettono in circolo l’acqua della piscina.

Se invece siete alla ricerca di un sistema solare completo dovete installare un impianto solare termico. La quantità di superficie richiesta per il collettore richiesto è pari circa al 50 della superficie della piscina. Se ne avete una di 50 mq, i collettori occuperanno 25 mq di spazio.

riscaldamento solare piscina

L’importo da spendere per un sistema del genere varia in base al rendimento del collettore, e alla tecnologia scelta. I piú economici, con pannelli solari termici piani per 25 mq costano circa 5000 euro a circolazione forzata, se scegliamo quelli sotto vuoto, collettori heatpipe, ma piú performanti , hanno un prezzo del 20% superiore.

Idealmente i collettori devono essere rivolti a sud e inclinati tra 20 e 32 gradi. Per le piscine al coperto, usate tutto l’anno, bisogna per forza avere collettori sottovuoto che sfruttano anche poca insolazione.

La circolazione naturale, ovvero la caduta naturale della acqua riscaldata dall’ alto non ha senso per questi tipi di impianti. E’ infatti necessaria una pompa che spinga l’acqua dai collettori a quella della piscina che la reimmette in circolo una volta riscaldata.

I collettori solari possono però anche essere utilizzati per le docce della piscina, fornendo acqua calda in abbondanza anche nella stagione invernale ed in climi freddi. In quest’ultimo caso possono essere supportati da una caldaia a gas che viene attivata solo in caso di temperature estremamente rigide, ed in giornate di nuvolosità continua.

pannelli solari piscina

Come funziona un sistema di riscaldamento solare per Piscina

L’acqua della piscina viene pompata verso i pannelli solari, attraversa il filtro ed arriva al collettore che può essere disposto anche su un tetto. Viene riscaldata dal sole e poi restituita alla piscina.

Alcuni sistemi includono sensori e una valvola automatica o manuale per deviare l’acqua attraverso il collettore quando la temperatura del collettore è superiore alla temperatura della piscina. Quando invece la temperatura del collettore è simile a quella dell’acqua della piscina, la stessa bypassa semplicemente il collettore  e viene reimmessa nella vasca.

Come abbiamo detto i collettori solari per una piscina sono diversi, a seconda del clima in cui sono installati e dai costi che si vogliono affrontare.

Se la piscina è montata in zone dove si va sotto zero avremo bisogno di collettori sottovuoto, altrimenti, in climi caldi bastano quelli piani. Se vogliamo risparmiare ancora di piú acquistiamo i piú economici che non sono sotto vetro.

Installazione e Manutenzione

La corretta installazione di un sistema di riscaldamento solare di una piscina dipende da molti fattori che includono la zona climatica, i regolamenti edilizi, i problemi di sicurezza. E’ dunque necessario avere a che fare con tecnici qualificati.

Una manutenzione corretta del vostro sistema vi farà mantenere un regolare funzionamento dei collettori anche per 20-30 anni. I collettori vetrati hanno bisogno almeno un paio di volte l’anno di una pulita dato che l’acqua piovana non fornisce un risciacquo naturale e completo.

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Fotovoltaico sui Tetti di Capannoni Consigli e Guida all’ Acquisto

Il 25% delle installazioni di nuovi impianti fotovoltaici in Italia ha riguardato lo scorso anno i tetti di capannoni e magazzini di piccole e medie imprese. Dopo il residenziale dei privati, il 59% dei nuovi sistemi solari, c’è quindi questa intensa realtà. Gli imprenditori di PMI hanno il fortissimo desiderio di abbattere i costi della bolletta elettrica che rappresenta una buona fetta delle spese mensili. Sono disposti quindi ad investire per avere dei ritorni economici a medio termine, circa sette anni.

La crisi economica e la fine degli incentivi alla produzione del Conto Energia hanno comunque ostacolato negli ultimi due anni l’interesse degli imprenditori che sanno di non poter guadagnare sulla produzione di energia elettrica garantita precedentemente dalle vecchie remunerazioni di 20 anni. Il ritorno c’è solo come risparmio sulla bolletta e sulla possibilità di rivendere l’elettricità a terzi. Non è comunque cosa di poco conto perchè nel frattempo i prezzi dei moduli fotovoltaici sono scesi notevolmente.

I prezzi per un impianto Fotovoltaico su capannone

I sistemi piú utilizzati vanno da 20 a 200 Kwp e possono essere montati sui tetti. Ogni Kw occupa uno spazio di circa 7 mq, quindi per 20 kwp abbiamo bisogno di 140 mq con esposizione a sud e comunque senza ombreggiatura durante il giorno.

pannelli_fotovoltaici_capannoni

Il prezzo per un impianto del genere è di circa 1500 euro per kwp, che ovviamente si abbassa mano mano che le potenze totali aumentano. Al nord Italia, nelle condizioni ottimali, possiamo aspettarci una produzione di 1200-1300 kilowatt l’anno per KWp di potenza impianto. Al centro Italia 1300-1400, al sud 1400-1500.

Leggetevi anche l’articolo sugli impianti fotovoltaici con le Batterie per essere totalmente indipendenti dalle bollette

i Certificati Bianchi

I Titoli di Efficienza Energetica (TEE) possono essere utilizzati solo per impianti con potenza inferiore a 20 kWp e quindi si prestano anche ad applicazioni per piccole aziende ed officine, oppure generatori di calore alimentati a biomassa, con potenza nominale minore o uguale a 500 kWt. I Certificati Bianchi possono arrivare a coprire una fetta compresa tra il 10 e il 30% del valore complessivo dell’impianto, garantendo tempi di rientro dell’investimento anche in quattro anni.

Considerando, però, i Certificati Bianchi per il fotovoltaico, ci si trova di fronte a numeri ancora troppo bassi. Al solare sono infatti abbinati meno dell’1% di tutti i Titoli di Efficienza Energetica. Complessivamente, gli impianti fotovoltaici realizzati con i TEE negli ultimi due anni ammontano a poco più di 6 MW.

Frutto di questa tendenza sarebbe la scarsa conoscenza e, in alcuni casi, la diffidenza degli installatori nel proporre questa opportunità. E sul fronte Certificati Bianchi è giunta una notizia che potrebbe ostacolarne ancora di più la diffusione. Si tratta del documento “Proposte per il potenziamento e la qualifica del meccanismo dei Certificati Bianchi” con il quale il ministero dello Sviluppo Economico potrebbe colpire duramente il meccanismo dei TEE.

moduli_pv_capannoni

Per questo, lo scorso 5 ottobre le associazioni Adusbef, Codici, Greenpeace, Italia Solare, Legambiente, Kyoto Club e WWF hanno rivolto una richiesta al ministero dello Sviluppo Economico in difesa di questo meccanismo.

Leggi anche: sul vostro capannone potete montare un impianto mini eolico per sfruttare il vento

Qualifica SEU

installare un impianto fotovoltaico sul tetto del proprio capannone industriale che produca energia elettrica che si consuma in propria porta all’ ottenimento della qualifica SEU, ovvero Sistemi Efficienti di Utenza. La qualifica permette di ottenere condizioni tariffarie agevolate sull’energia elettrica consumata e non prelevata dalla rete, limitatamente alle parti variabili degli oneri generali di sistema.

Ritiro Dedicato o Scambio sul Posto

un imprenditore che produce elettrica tramite pannelli fotovoltaici può vendere l’energia elettrica a terzi tramite il sistema del ritiro dedicato.

In alternativa può usufruire del servizio dello “scambio sul posto“, ovvero l’energia che non si consuma durante il giorno viene reimmessa in rete ed il GSE la rivende a terzi. Si ottengono dei crediti con cui acquistare la corrente di notte quando l’impianto ovviamente non produce.

Si può decidere di usufruire di una o l’altra opzione, non tutte e due contemporaneamente.

Risparmio fiscale e detrazioni per impianti su Capannoni

la legge di stabilità del 15 ottobre 2015 ha prorogato per tutti il 2016 le detrazioni del 50% e 65% per installazioni di impianti fotovoltaici e sistemi per il risparmio energetico.

Noleggio dei Pannelli Fotovoltaici

alcune aziende stanno proponendo agli imprenditori restii ad investire grosse somme nel fotovoltaico, il noleggio dei moduli. Si paga mensilmente per il noleggio per un periodo che può andare dai due ai cinque anni. Otteniamo circa l’80% del risparmio in bolletta grazie all’impianto installato che può comprendere anche il solare termico per l’acqua calda e l’installazione di lampadine con quelle piú efficienti a led.

Una volta finito il periodo di noleggio, l’utente finale avrà a disposizione un impianto di proprietà che continuerà a generare benefici in termini di risparmio energetico. Si tratta per il momento di modalità ancora marginali ma con ottime possibilità di crescita. Fuori dai confini nazionali alcuni Paesi hanno già intrapreso questa strada.

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Le Batterie per i Pannelli Fotovoltaici Prezzi e Caratteristiche

Abbiamo già parlato dei sistemi fotovoltaici con storage per conservare l’energia prodotta durante il giorno per consumarla di giorno. Si tratta di impianti che ci rendono elettricamente autosufficienti e non dipendenti da qualsiasi compagnia di elettricità. La corrente viene immagazzinata in grandi batterie, ed è di questo che vogliamo parlare oggi, delle loro caratteristiche, prezzi e proprietà. Le batterie per fotovoltaico possono non solo essere usate per impianti off-grid casalinghi, ma anche nelle barche, camper o in luoghi dove l’elettricità non arriva. I prezzi partono da 100 euro per una batteria per 30-40 watt fino 3000 euro per un sistema da 3 Kwp.

Introduzione

tutti noi abbiamo a che fare con le pile o batterie che utilizziamo per fornire energia ai piú disparati oggetti nella nostra casa. Computer, smartphone, telecomandi, calcolatrici. Solitamente compriamo le usa e getta da 1,5 V per alimentare piccoli oggetti, usiamo le piú economiche zinco carbone o le piú costose e durevoli alcaline. Altrimenti ci sono le ricaricabili che vengono utilizzate anche nelle batterie per impianti fotovoltaici.

Anche se ci sono diverse tecnologie disponibili, quelle al piombo-acido rimangono ancora le piú diffuse, perchè sono piuttosto economiche ed è probabile che le cose non cambieranno per i prossimi anni.

Ci sono poi le batterie Nichel Cadmio, Ni-Cd, le stesse che si usano per smartphone e pc. Sono piú perfromanti, veloci da ricaricare ma costano di piú . In futuro ci sono pronte anche quelle al Nichel metallo idruro, batterie ibride.

È anche possibile trasformare l’energia prodotta di giorno in idrogeno, ma stiamo già andando oltre.

 batterie_fotovoltaico

Batterie al Piombo Acido

Le piú utilizzate sono le AGM ermetiche e un po’ di meno quelle al piombo gel. La batteria realizzata con questo sistema comprende un catodo in piombo ed un anodo in ossido di piombo immersi in una soluzione di acido solforico. La reazione di scarica elettrica all’anodo consiste in uno scambio di ioni di ossigeno dall’ anodo con ioni di solfato dell’elettrolita. Al catodo, la scarica coinvolge ioni solfato dall’elettrolito che si combinano con gli ioni di piombo per formare il solfato di piombo.

La rimozione di ioni solfato dalla soluzione riduce l’acidità dell’elettrolita. Per mantenere la neutralità di carica, due elettroni devono entrare nell’ terminale dell’ anodo, e due elettroni devono lasciare il terminale di catodo tramite il circuito esterno per ciascuno dei due ioni solfato che lasciano l’elettrolita. Questo corrisponde ad una corrente positiva che abbandona l’ anodo.

Tipicamente, il processo di carica ha un’efficienza di circa il 95%. Il processo di scarica si traduce in alcune perdite dovute alla resistenza interna della batteria, in modo che solo circa il 95% dell’energia immagazzinata può essere recuperato. In generale l’efficienza di carica e scarica di una batteria al piombo è quindi circa il 90%.

La quantità di energia immagazzinata in una batteria è misurata in Ampere-ora (Ah). Mentre Ah non è tecnicamente un’ unità di energia, ma, piuttosto, un’ unità di carica, la quantità di carica di una batteria è approssimativamente proporzionale all’energia immagazzinata nella stessa. Se la tensione della batteria rimane costante, allora l’energia immagazzinata è semplicemente il prodotto della carica  per la tensione.

La capacità di una batteria viene spesso indicato come C. Pertanto, se un carico è collegato ad
una batteria, in modo che la batteria si scarichi in x ore, il tasso di scarico è indicato
come C / x.

batterie_per_fotovoltaico

A seconda del composizione specifica degli elettrodi, le batterie al piombo possono essere ottimizzate per uno scarico superficiale o totale. Le prima presentano una piccola quantità di calcio in combinazione con il piombo per conferire maggiore forza al cavo altrimenti puro. Le piastre possono essere realizzate più sottili con una maggiore superficie per produrre correnti di avviamento elevate.

Queste unità non dovrebbe essere scaricate a meno del 75% della loro capacità. Nelle applicazioni automobilistiche, quest esono condizioni operative soddisfacenti, poiché la batteria è necessaria soprattutto per il funzionamento del motorino di avviamento fino all’avviamento del motore. Dopo questo punto, l’alternatore prende il sopravvento, ricaricando la batteria . Le batterie al piombo a scarica profonda utilizzano l’ antimonio.

Queste batterie sono progettate per l’uso delle macchinine per trasportare i giocatori di golf, per gli elevatori elettrici, così come per l’utilizzo nei sistemi fotovoltaici.

Quando un impianto fotovoltaico che utilizza batterie al piombo viene realizzato, il progettista deve determinare i tassi di ricarica adeguati per le batterie e dovrebbe anche tenere presente le esigenze di ventilazione del sistema di batterie.

 

Batterie al Nichel-Cadmio

le Batterie Ni-Cd utilizzano idrossido di nichel per le piastre anodiche e l’ossido di cadmio per le piastre catodiche, in una struttura simile a quella del sistema piombo-acido. L’ elettrolita nel sistema Ni-Cd è idrossido di potassio. L’anodo NiOH è generalmente costituito da fibre di nichel miste con fibre di plastica Grafite o nichelato. Si aggiungono anche quantità di altri materiali come composti di bario e cobalto per migliorare le prestazioni. Il catodo è spesso costituito da un rivestito cadmio- fibra plastica. Se il catodo non è rivestito in plastica allora è comunemente miscelato con ferro o nichel.

Le batterie Ni-Cd sono più robuste rispetto alle batterie piombo-acido. Possono sopravvivere al congelamento e alle alte temperature. Possono essere completamente scaricate, e sono meno colpite da unl sovraccarico. Di conseguenza, in alcune applicazioni, le batterie Ni-Cd possono essere la migliore scelta perché la loro robustezza può consentire l’eliminazione del controllo di carica

Se le batterie devono essere utilizzate in una posizione in cui l’accesso per la manutenzione
è difficile, il maggior costo di queste batterie può spesso essere giustificato.

Se le batterie al Ni-Cd vengono caricate e poi lasciate inutilizzate, perderanno la loro carica ad un tasso di circa il 2% al giorno per i primi giorni, per poi stabilizzarsi a tassi piú bassi di perdita. In un periodo di 6 mesi, la perdita totale è tipicamente di circa il 20%, a seconda se la batteria è media, alta, bassa velocità di scarico.
Più alto è il punteggio di scarica della batteria, maggiore è la perdita di carica nel tempo. La perdita di carica è anche dipendente dalla temperatura. Il tasso di perdita è maggiore a temperature più alte, a -20 ° C, non vi è quasi nessuna perdita.

La durata di una batteria al Ni-Cd dipende da come viene utilizzata, ma è meno dipendente
dalla profondità di scarico rispetto alle batterie piombo-acido. Una durata di almeno
2000 cicli è nella norma quando non è utilizzata ad elevate temperature. Come risultato, in determinate applicazioni e condizioni operative, una batteria
può durare fino a 25 anni . Non è irragionevole aspettarsi una durata doppia rispetto a quelle al piombo-acido.

Gli svantaggi delle batterie al Ni-Cd includono la difficoltà nel determinare lo stato di
carica delle batterie e la tossicità del cadmio, specialmente quando deve essere smaltito. Esse sono anche più costose rispetto a quelle al piombo.

Altre tecnologie per le Batterie

Ci sono tante altre tecnologie. Un elenco parziale di queste batterie comprende quelle ossido di zinco / argento, metallo / aria, ferro / aria, zinco / aria, alluminio / aria, litio / aria, zinco / bromo, litio-alluminio solfuro / ferro, disolfuro litio-alluminio / ferro, sodio / zolfo, cloruro di sodio / metallo, e diverse varianti di batterie al Litio.

Prezzi

un sistema al piombo-acido utile per un impianto da 3 Kwp costa circa duemila euro. I prezzi comunque si stanno abbassando, così come per i sistemi nichel-cadmio che comunque costano quasi il doppio.

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L’Inclinazione Giusta del Modulo Fotovoltaico

Colui che stende un progetto per l’installazione di un impianto fotovoltaico deve decidere il modo in cui i moduli andranno montati in base al luogo. Il metodo piú facile è quello di metterli stesi a terra, orizzontalmente su una superficie piana, ma ciò non ottimizza la produzione di corrente elettrica, visto che, l’angolo di incidenza del raggio solare deve essere perpendicolare al modulo.

Il sole però si muove mentre i nostri moduli sono fissi, a meno di non essere montati su un inseguitore a motore che ruota in base al movimento solare. Poiché il sole viaggia attraverso un angolo di 15 ° per ora, il collettore sarà vicino alla perpendicolare per un periodo di circa 2 ore. Oltre questo tempo, l’intensità della luce diminuisce a causa dell’aumento della massa d’aria, e l’angolo tra la luce solare incidente ed il collettore aumenta.

Gli installatori, per massimizzare la produzione, inclinano i moduli in modo che nell’ ora di massima insolazione, alle 12, il raggio sia perpendicolare. Ciò ovviamente dipende anche da come è esposto il nostro tetto, la nostra casa o giardino e non sempre è possibile ottimizzarli al massimo.

 grafico_produzione_fotovoltaico

Il grafico, o meglio un insieme di grafici, qui sopra mostra mostra l’irradiazione cumulativa approssimata ricevuta da un collettore esposto a sud durante le varie ore della giornata a seconda della stagione (estate, autunno-primavera, inverno). Se il collettore è montato in modo che possa seguire il sole, attraverso un inseguitore, allora l’irradianza incidente è influenzata solo dal massa d’aria che cresce quando il sole si avvicina all’orizzonte.

Come vedete il punto di maggiore produzione di un impianto fotovoltaico è tra le 10 del mattino e le 14 del pomeriggio. Dopo tale ora l’irradiazione decresce.

Il grafico mostra anche la maggiore produzione che si ha in caso i moduli vengano montati su un inseguitore (non si tiene conto però dell’ energia elettrica impiegata per far muovere il motore che seppur minima c’è). Circa il 50% in più di energia in piú può essere prodotta in estate in un clima secco, come nel nord Africa. Durante i mesi invernali, tuttavia, solo circa il 20% di energia in piú viene prodotta con l’inseguitore.

L’utilizzo dell’ inseguitore risulta quindi fare la differenza, anche se è molto costoso. Si può considerare anche solo l’acquisto di quello a singolo asse, che ruota attorno ad un asse perpendicolare, piú economico. Oppure possiamo considerare anche supporti che possono essere regolati manualmente più volte al giorno o, forse, più volte l’anno. Ciascuna di queste opzioni consentire la raccolta di una quantità di energia maggiore ed un guadagno maggiore con il fotovoltaico.

Se l’impianto fotovoltaico deve alimentare le utenze elettriche di una casa estiva potrebbe avere un certo orientamento, se si tratta di casa utilizzata in inverno i moduli possono essere orientati in maniera differente.

Attenzione alla formazione di ombre: anche una piccola quantità di ombreggiatura su un modulo fotovoltaico può ridurre significativamente la  produzione non solo del modulo, ma anche di tutta la stringa dei pannelli ad esso collegato. E ‘quindi di fondamentale importanza scegliere un sito giusto per un impianto fotovoltaico .

Questo è facile se non ci sono oggetti che potrebbero portare ombra, ma attenzione, il sole d’inverno è piú basso rispetto all’ estate, ed un impianto progettato male, magari realizzato durante la bella stagione, in cui non si sono fatti i conti giusti, potrebbe essere poco efficiente anche se parzialmente coperto.

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