Lampioni Solari Led Quali Scegliere la Guida

I lampioni solari, quelli che utilizzano una piccola cellula fotovoltaica per generare energia dal sole, stanno diventando un must per illuminare strade, giardini, piccoli spazi comuni, balconi di casa.

Un lampione solare non ha bisogno del cavo dell’ energia elettrica e non richiede alcuna gestione e controllo speciali. Può essere installato, come detto, in qualsiasi posto all’ aperto ed è disponibile anche il alcune varianti come applique da muro o palo fotovoltaico.

La novità degli ultimi tempi è rappresentata dai lampioni solari a led che sfruttano la nuova tecnologia delle lampadine: minori consumi, maggiore luminosità e durata superiore delle lampade.

Un buon sistema di illuminazione stradale con lampioni solari a led è quindi caratterizzato da un’elevata efficienza, risparmio energetico, lunga durata, elevato indice di resa cromatica e protezione ambientale,
che non ha solo un grande significato per il risparmio energetico dell’illuminazione della città, ma anche
ha stretti rapporti con la salute delle persone e lo sviluppo economico.

Quindi è un problema evidente come progettare un sistema di illuminazione stradale a LED sia ragionevolmente conveniente sia per i comuni ma anche per i cittadini privati che vogliono illuminare un giardino o degli spazi all’ aperto.

lampione-solare

Il sistema deve seguire, durante la fase di progettazione, i seguenti criteri:

  • si devono apprendere le informazioni generali sulle condizioni meteorologiche nella zona.
  • Scegliere il pannello solare economico, il controller, la batteria e una serie di
    componenti.
  • Adottare misure efficaci per proteggere il sistema.

Queste condizioni assicurano di progettare una soluzione ragionevole e realizzare il significato
e valore dell’esistenza dell ‘illuminazione solare con led.

Come funziona un lampione solare

i lampioncini sono semplici: una cella fotovoltaica che accumula energia elettrica su una batteria, un regolatore di carica che alimenta una lampadina, il tutto integrato.

In base al principio dell’effetto fotovoltaico, le celle ricevono la radiazione solare
durante il giorno che convertono in energia elettrica passando per il regolatore di carica che la manda alla batteria . C’è un “sensore crepuscolare” che invia un segnale quando l’intensità luminosa del giorno è fiacca, ovvero al tramonto o meglio al crepuscolo. Quando l’intensità della luce solare è quindi ridotta si accende la lampada.

La batteria offre l’energia alla luce LED che quindi si illumina. La batteria si scarica dopo un certo tempo, la carica e il controller di scarico agirà nuovamente per terminare lo scaricamento della batteria al fine di preparare la prossima ricarica o ciclo di scarica.

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Illuminazione solare stradale

Ci sono ancora molti problemi che devono essere migliorati in questo processo i illuminazione solare. Ad esempio, la qualità dei LED, il problema del riscaldamento, i ci cli di ricarica delle batteria, la durata delle stesse.

L’illuminazione a LED è una tecnologia in via di sviluppo anche se la sua efficienza luminosa è in evoluzione ed il costo si è progressivamente ridotto, richiede però ancora molto tempo per il completamento e per la sostituzione ad esempio della tradizionale illuminazione stradale a sodio ad alta pressione.

Con il miglioramento della tecnologia, le luci a led potranno utilizzare una più bassa potenza e il prezzo diminuirà significativamente .

Quale lampioncino solare scegliere

ci sono due tipi di lampioni solari che vengono venduti:

  • quelli con sensori crepuscolari
  • quelli con sensore di rilevamento

 

I lampioni ad energia solare con sensore crepuscolare a luce LED si accendono automaticamente di sera e si spengono automaticamente all’alba o in determinati orari, questa è la funzione del
controller che può comunque essere impostata manualmente.

QUESTO QUI E’ UN MODELLO CONSIGLIATO

Va notato che: alla sera e all’alba, la luce ambientale cambia lentamente, la luminosità varia ancora durante questo processo. In generale, possiamo impostare un ritardo (
pochi minuti) nelle impostazioni di controllo della luce ove previsto. Pertanto, quando le luci si accendono o si spengono, non ci sarà alcun fenomeno di sfarfallio.

Alcuni modelli hanno la protezione antifulmine, protezione contro l’inversione del ciclo della batteria, protezione Ip alta per acqua, neve e vento. Ci sono comunque altri tipi di modelli come le applique solari da muro. La cosa importante è che durante il giorno la luce solare deve colpire la cella, altrimenti la batteria non si caricherà.

I lampioni a pannello solari con sensore di movimento si attivano soltanto quando una persona si avvicina ad una distanza compresa solitamente tra 3 e 10 metri. Molto utili nell’illuminazione di una parte del giardino o dell’ ingresso della casa, lasciano la luce accesa dopo il passaggio fino a 30 secondi circa. Ad esempio possono essere anche utilizzati come “deterrente” per eventuali ladri che si avvicinano in una zona buia.

QUESTO è IL MODELLO CONSIGLIATO

Possiamo anche utilizzare dei lampioncini solari decorativi con luci colorate. Tutti i LED emettono uno spettro luminoso con una luce a banda stretta (quasi monocromatica).
La luce eterocromatica che è richiesta per illuminare gli ambienti è ottenuta da
miscelazione delle radiazioni. Esistono due modi principali per produrre diodi a emissione di luce bianca.

Uno è quello di utilizzare due o più luci di colore diverse e quindi mescolarle insieme per formare
la luce bianca. Ad esempio, la tecnica RGB che utilizza i tre colori primari (rosso,
verde e blu).

Quindi il metodo è chiamato LED multicolore. Questo il metodo è particolarmente interessante in molti usi a causa della flessibilità della miscelazione con colori differenti. In linea di principio, questo meccanismo ha anche una maggiore efficienza quantica in producendo luce bianca. Inoltre ci sono molti altri tipi di LED bianchi multi-colore: Dicromatico, tricromatico e tetracromatico. Un’altra tecnica è a base di fosforo LED, significa che un materiale al fosforo viene utilizzato per convertire la luce monocromatica da LED blu o UV alla luce bianca ad ampio spettro, molto simile a quella del funzionamento della lampadina classica fluorescente.

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Regolatore di Carica Fotovoltaico a Cosa Serve

Uno dei componenti fondamentali di un impianto fotovoltaico con accumulo è il regolatore di carica. Parliamo di sistemi che producono energia elettrica dal sole e la “stoccano” in batterie. Tali impianti possono anche essere usati “off grid” ovvero non connessi alla rete elettrica ma autonomi nel loro funzionamento. Quindi ci riferiamo a piccoli sistemi per fornire elettricità a barche, camper, baite oppure ad interi appartamenti. In quest’ultimo caso possiamo quindi non dipendere piú da una compagnia per la fornitura di energia.

Cosa è il regolatore di carica?

Il regolatore di carica è uno strumento che permette di modificare la portata della corrente e della tensione applicate ad una determinato apparecchio elettrico o elettronico. Viene utilizzato poiché contrariamente a quello che si può pensare, molti macchinari non necessitano di una fornitura costante di corrente, ma bensì di un flusso regolato a seconda del livello di carica e della potenza.

regolatore-di-carica

Se infatti non ci servissimo di regolatori di carica, i tempi di vita di alcune batterie che vengono impiegate per il funzionamento dei pannelli fotovoltaici per esempio, avrebbero una vita molto più breve.

I regolatori di carica, anche se invisibili e miniaturizzati, sono presenti anche in tutti i nostri device portatili, ad esempio smartphone, laptop, tablet e anche nei lampioni solari a led.

Il procedimento che il regolatore svolge può essere suddiviso in tre fasi:

  • nella prima invia alla batteria tutta la corrente possibile, fino al momento nel quale questa raggiunge un certo livello di tensione
  • Nella seconda fase la corrente viene ridotta mentre la tensione rimane ancora costante; questa fase è definita di “assorbimento”
  • Al termine c’è quella chiamata “periodo di mantenimento”: tensione e corrente vengono abbassate ed inviate alle macchine in una piccola quantità, dopodiché il regolatore interromperà l’afflusso di corrente una volta concluso il ciclo, in modo da poter evitare il sovraccarico.

In parole povere, quindi, il regolatore di carica funge da vero e proprio stabilizzatore dell’energia immagazzinata che viene gestita in modo ottimale, tutto ciò per rendere efficiente e funzionale l’intera vita utile di un apparecchio elettrico.

Il suo impiego nel fotovoltaico

Il regolatore di carica trova vasta applicazione nel settore fotovoltaico.

Il regolatore va collegato alle batterie dell’impianto fotovoltaico, tra batteria e modulo fotovoltaico, e quasi la totalità dei modelli in commercio oggi sono dotati di un led di controllo in modo da poter indicare il funzionamento dell’apparecchio, solitamente infatti una luce gialla segnala la carica in corso, mentre quella verde indica la completa carica della batteria del pannello.

L’unico caso nel quale il regolatore di carica non è considerato utile al fine del buon mantenimento delle batterie e dell’impianto in generale è quando il pannello fotovoltaico riesce a produrre meno del 2% della capacità della batteria.

La tensione di alimentazione per un pacco di batterie da 12 V è di circa 16V. Ciò consente di caricare quelle al piombo a 14,40 V (6 x 2,40 V / cella) e quelle ali ioni di litio, Li-ion,  a 12,60 (3 x 4,20 V / cella). Si noti che 2,40 V / cella per acido di piombo e 4,20 V / cella per gli ioni di litio sono le soglie di tensione a pieno carico.

I regolatori di carica sono disponibili anche per gli ioni di litio per caricare pacchi da 10,8 V (3 celle in serie). Quando si compra un regolatore di carica, dovete osservare i requisiti di tensione. La famiglia standard degli ioni di litio ha una tensione nominale di 3,6 V / cella; il fosfato di ferro e litio è 3.20 V / cella. Collegare solo le batterie corrette per le quali è stato progettato il controller di carica. Non collegare una batteria al piombo acido a un controller di carica progettato per Li-ion e viceversa. Ciò potrebbe compromettere la sicurezza e la longevità delle batterie poiché gli algoritmi di carica e le impostazioni di voltaggio sono diversi.

I pannelli fotovoltaici solari sono normalmente collegati in serie, ogni modulo fornisce circa 20 V in una giornata di sole. Il controller legge la tensione generale della stringa, ma se un pannello viene ombreggiato, l’MPPT perde efficacia. I sistemi avanzati elaborano singolarmente ciascun pannello o gruppo di stringhe. Ciò consente il tracciamento della tensione dei pannelli ombreggiati fino a 5V.

Potresti chiederti: “Perché non posso semplicemente collegare un pannello fotovoltaico da 12 V direttamente al mio laptop o cellulare?” Questo dovrebbe funzionare in linea di principio ma non è raccomandato. Il regolatore di carica trasforma la tensione CC in ingresso dal pannello solare al corretto intervallo di tensione. In piena luce solare, la tensione di un pannello solare da 12 V può arrivare a 40 V e questo potrebbe danneggiare il dispositivo. Avresti comunque bisogno di un INVERTER, ovvero dispositivo che trasforma la corrente da continua ad alternata.

Come sceglierlo e dimensionarlo nel modo giusto

In generale individuare il regolatore di carica giusto per i propri bisogni non è un’operazione complessa, ma se non effettuata con attenzione potrebbe portare ad una scelta sbagliata che può compromettere il funzionamento dell’intero impianto fotovoltaico nel lungo termine.

regolatore-carica-circuito

Ci sono tre principali caratteristiche che è necessario tenere a mente per il calcolo del dimensionamento del regolatore.

  • La prima è la corrente nominale di carico, questa quantità dipende dalla potenza massima che viene assorbita dagli utilizzatori elettrici (apparecchi direttamente collegati a corrente, che non vengono alimentati tramite batteria).
  • In secondo luogo vi è la corrente nominale solare, e cioè quella che viene data dal pannello fotovoltaico. (La corrente nominale solare totale è data dalla somma delle correnti provenienti da tutti i pannelli in un sistema).
  • Vi è infine la tensione del sistema, che può essere individuata con la potenza di 12, 24, oppure 48 V.
    Per scegliere il regolatore perfetto quindi, ci sono due criteri fondamentali: ognuna delle correnti nominali (quella solare e quella di carico) deve essere inferiore alla quantità di corrente nominale del regolatore di carica, mentre la tensione del sistema deve combaciare tra tutte le parti, e cioè deve essere la stessa per pannelli, batterie e regolatore (se si sceglie un regolatore da 24 V, sarà perché questa è la tensione anche degli altri elementi).

I prezzi

il costo di un regolatore di carica è principalmente legato al tipo di circuiteria elettronica e al carico che è in grado di sostenere. Quindi la corrente massima in entrata ed uscita, la Massima Potenza del Pannello fotovoltaico in ingresso.

Un regolatore di carica economico produce una tensione di uscita solo quando è disponibile energia solare sufficiente. Con una insolazione in diminuzione, il controller di carica si spegne e riprende semplicemente quando vengono ripristinati livelli sufficienti di luce. La maggior parte di questi dispositivi non può utilizzare l’energia marginale presente all’alba e al tramonto e ciò li limita l’uso alle applicazioni con condizioni di illuminazione ideali.

I regolatori di carica piú costosi tengono traccia della potenza misurando la tensione e regolando la corrente per ottenere il massimo trasferimento di potenza alle condizioni di luce prevalenti. Ciò è reso possibile con il tracking del punto di massima potenza (MPPT o Maximum Power Point Tracker). E’ un sistema che fa si che uno o più pannelli riescano ad erogare la massima potenza indipendentemente dal carico

Va notato che non tutti i circuiti MPPT funzionano altrettanto bene. Alcuni sono grossolani e non rispondono immediatamente ai cambiamenti di luce, causando la caduta o la disattivazione dell’uscita se un’ombra si pone sul pannello. Altri sistemi cadono troppo presto e non sfruttano appieno le condizioni di scarsa illuminazione.

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Fotovoltaico Condominiale Come funziona, Conviene?

Il condominio in cui viviamo può essere altresì sfruttato per installare un impianto fotovoltaico. Gli spazi comuni vengono messi a disposizione per il montaggio di moduli PV che produrranno energia elettrica grazie all’ irraggiamento solare. Tutto fantastico, la domanda che molti si pongono è chiè che può sfruttare questo spazio? Il singolo inquilino o l’intero condominio? Chi è che decide? Dobbiamo avere la maggioranza in assemblea? Cerchiamo di capirne di piú.

I cosiddetti spazio condominiali sono aree ad uso comune che possono essere sfruttati da tutti. La riforma del condominio ha disciplinato il loro uso per quanto riguarda impianti di produzione di energia da fonti rinnovabili. L’articolo 1120 comma 2 recita quanto segue:

…I condomini, con la maggioranza indicata dal quinto comma dell’articolo 1136, possono disporre tutte le innovazioni dirette al miglioramento o all’uso più comodo o al maggior rendimento delle cose comuni. 

…. le opere e gli interventi previsti per eliminare le barriere architettoniche, per il contenimento del consumo energetico degli edifici e per realizzare parcheggi destinati a servizio delle unità immobiliari o dell’edificio, nonché per la produzione di energia mediante l’utilizzo di impianti di cogenerazione, fonti eoliche, solari o comunque rinnovabili da parte del condominio o di terzi che conseguano a titolo oneroso un diritto reale o personale di godimento del lastrico solare o di altra idonea superficie comune…

1122-bis, secondo comma

…È consentita l’installazione di impianti per la produzione di energia da fonti rinnovabili destinati al servizio di singole unità del condominio sul lastrico solare, su ogni altra idonea superficie comune e sulle parti di proprietà individuale dell’interessato”

fotovoltaico condominiale

La maggioranza

dato che un impianto fotovoltaico viene considerato “innovazione” c’è bisogno di un quorum qualificato dato dalla maggioranza degli intervenuti ed almeno i due terzi del valore dell’edificio, anche se si è trattato di seconda convocazione.

Ad ogni modo se un singolo condomino decide di istallare un impianto pv su spazi comuni deve prima informare l’amministratore che investe l’assemblea sulla decisione finale.

 

Chi può godere dell’ impianto fotovoltaico condominiale

le opzioni sono due: un singolo individuo oppure l’intero condominio.

Singolo condomino

se l’assemblea approva gli spazi condominiali possono essere sfruttati da un singolo condomino che decide di installare un impianto ad energie rinnovabili, ad esempio fotovoltaico o solare termico per la produzione di acqua calda, in proposito leggi l’articolo su come produrre acqua calda con il sole.

Ovviamente ci deve essere il consenso della maggioranza oppure lo stesso si impegna a versare al condominio un canone annuo pre stabilito.

Ad ogni modo il sistema, le staffe, i cavi non devono modificare parti strutturali dell’ edificio, architettoniche, ne’ mettere a rischio persone e cose.

Ci può anche essere la possibilità che l’intero spazio possa essere condiviso in parti uguali tra i condomini rispettando i millesimi. In questo caso deve essere consentito il passaggio sulla propria area per lo svolgimento del lavoro.

Di gestione problematica invece alcuni spazi come il tetto condominiale che può essere raggiungibile solo dal condomino che ci vive, ad esempio chi abita all’ attico. Il lastrico solare è di tutti, ma per accedervi occorre passare per una proprietà privata. In quest’ultimo caso solo un comune accordo tra le parti garantirebbe lo sfruttamento sia del singolo che dell’ intero condominio.

fotovoltaico su balcone condominiale

fotovoltaico su balcone condominiale

Intero condominio

Gli spazi condivisi, ad esempio il tetto, il lastrico solare, balconi, giardini possono essere messi a disposizione per l’installazione di un impianto fotovoltaico condominiale. La produzione di energia elettrica servirà per alimentare l’ascensore, le luci della scala, del garage, eventuali altre sale.

Diciamo che un tempo questa soluzione aveva piú senso perchè tutta l’energia prodotta, anche se non consumata, veniva reimmessa in rete e acquistata dal gestore, GSE, a caro prezzo grazie agli incentivi del Conto Energia. Dato che ora questo sistema non è piu’ in vigore la cosa migliore che resta da fare è consumare tutta l’energia prodotta durante il giorno, a meno che non venga installato un impianto fotovoltaico ad accumulo, ovvero dotato di batterie sche immagazzinano l’energia e la rendono disponibile anche di notte.

C’è la possibilità di sfruttare lo “scambio sul posto“. Ovvero una soluzione che ci permette di non buttar via l’energia prodotta durante il giorno che non si consuma. In questi casi l’elettricità non consumata dal condominio viene reimmessa in rete. Il gestore la rivende a terzi e ce la paga, o meglio ci scala il credito dalla spesa che sosteniamo per acquistarla da lui durante la notte. Il problema è che ce la paga poco, un terzo circa di quanto ce la vende, non è un grande affare, ma almeno non la buttiamo via. La cosa migliore sarebbe quella ad esempio di alimentare i condizionatori d’aria in estate che assorbono molta energia elettrica proprio quando i pannelli fotovoltaici producono al massimo, ovvero a giugno-luglio-agosto.

Fotovoltaico da balcone

il balcone è una proprietà privata ad uso esclusivo di chi ci abita. Possiamo quindi sfruttarla senza chiedere a nessuno. In questo caso però attenzione se montiamo pannelli verticali sulla balaustra. In quel caso potremmo alterare l’architettura della facciata, entra in gioco anche il decoro urbano. Banditi ad esempio i pannelli fotovoltaici nei centri storici o nei luoghi in cui ci sono vincoli paesaggistici.

Ci sono però molte soluzioni a disposizione, ditte che producono moduli movibili che si possono anche spostare inseguendo il sole. Ricordiamo infatti che per produrre energia elettrica il modulo deve essere esposto al sole ed inclinato di 30 gradi.

LEGGI ANCHE: pannello solare inclinazione. Come varia a seconda della stagione.

Un impianto da 1 kilowatt occpua circa 8 metri quadri di spazio ed è in grado di produrre, se esposto sempre al sole, circa 1500 kilowatt l’anno al sud Italia, 1300 al centro e 1100 al Nord. Per saperne di piú leggi l’articolo su quanto produce un sistema fotovoltaico.

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Serra Fotovoltaica Quanto si Guadagna e I prezzi

Le serre fotovoltaiche rappresentano una grande opportunità di guadagno e risparmio per coloro che hanno a disposizione dei terreni agricoli. Possono essere realizzate ex novo oppure i moduli fotovoltaici vengono montati su strutture pre esistenti, dove all’ interno sono coltivate piante o fiori.

Le serre, anche di considerevoli dimensioni, possono essere altamente automatizzate, dotate di sistemi di controllo automatici di gestione della temperatura e dell’umidità, fornite di sistemi di raffrescamento e riscaldamento elettrici e a gas, e con controllo dell’irraggiamento interno per mezzo di sistemi di ombreggiamento automatici.

L’impianto totale può essere dimensionato in base alle proprie necessità di produzione elettrica ed in base al budget di spesa per l’acquisto dei pannelli solari. Ad esempio su un quarto della serra, nel settore terminale, destinato a coltivazioni a più alta temperatura e umidità, può essere realizzata un copertura con moduli fotovoltaici, per una potenza complessiva pari a 150 kWp, che consentirà di fornire all’azienda agricola, il 50% del fabbisogno elettrico attuale.

serra fotovoltaica

I moduli costituiranno la copertura stessa della serra, saranno installati per mezzo di un telaio in alluminio che consentirà la totale impermeabilizzazione e isolamento del tetto.

Nel periodo invernale l’innalzamento della temperatura dei moduli durante la fase di funzionamento, contribuirà al riscaldamento dell’ambiente, con un conseguente risparmio di consumi di gas, in estate al contrario la serra sarà munita di pareti scorrevoli, che consentiranno il raffrescamento naturale dell’ambiente, garantendo inoltre una maggiore areazione dei moduli, un abbassamento della loro temperatura, e di conseguenza un aumento della producibilità di sistema.

Che cos’è una serra fotovoltaica

il GSE, gestore dei servizi energetici, la definisce come :

struttura, di altezza minima dal suolo pari a 2 metri, nella quale i moduli fotovoltaici costituiscono gli elementi costruttivi della copertura o delle pareti di un manufatto adibito, per tutta la durata dell’erogazione della tariffa incentivante, a una serra dedicata alle coltivazioni agricole o alla floricoltura. La struttura della serra, in metallo, legno o muratura, deve essere fissa, ancorata al terreno e con chiusura eventualmente stagionalmente rimovibile.

I vantaggi

installare una serra fotovoltaica porta innumerevoli benefici che si ripagano con il tempo. La produzione di energia elettrica servirà per alimentare le utenze interne, in modo particolare i sistemi di riscaldamento elettrici che serviranno per riscaldare gli ambienti, ma non solo. Le pompe di irrigazione, impianto automatizzati. Se l’energia non viene consumata potrà essere stoccata in sistemi di storage con batterie economiche al piombo-acido o con quelle piú efficienti, ma piú costose, agli ioni di litio.

serra fotovoltaica thin film

I prezzi di una serra fotovoltaica

possiamo fare una stima di massima partendo dai moduli fotovoltaici. I prezzi negli ultimi anni si sono abbassati moltissimo, siamo arrivati a circa 1700 euro per Kilowatt. Con questa cifra comprendiamo anche la spesa per il montaggio, cavi, staffe, contatori ed inverter. Ovviamente piú alta la potenza installati e minore sarà il costo per kilowatt.

Una serra da 20 Kw potrebbe costare circa 32 euro, una da 100 Kwp circa 140.000 euro. Molto però dipende dal tipo di modulo scelto e dalla struttura di ancoraggio e fissaggio scelta. Se dobbiamo costruire delle strutture a terra ex novo i prezzi si alzano di molto, perchè comprendono tutta la parte lamellare ed in acciaio.

Il rendimento di una serra fotovoltaica

la produzione di energia elettrica durante l’anno dipende ovviamente dalla zona climatica in cui la stessa viene installata. In Sicilia c’è piú insolazione rispetto al Veneto o al Piemonte, così come a Roma una serra produrrà di piú rispetto ad una in Toscana.

Anche l’esposizione dei moduli influenza la produzione. Se ben, esposti, tutto il giorno verso sud con un’inclinazione di 30 gradi, l’impianto produce di piú. Se invece vogliamo sfruttare tutta la copertura della serra, usando zone in cui il sole batte in maniera diretta e perpendicolare solo in alcune ore della giornata, dobbiamo scendere a compromessi.

Media di rendimento annuale per Kw per una serra solare in Italia.

Calcoliamo che per ogni Kwp di potenza dobbiamo avere a disposizione 9 mq usando pannelli con rendimento medio, 8 mq se usiamo quelli ad alta efficienza come SUNPOWER o Panasonic. Al Nord Italia per ogni Kwp possiamo produrre 1000/1100 Kilowatt l’anno, al centro 1200/1300, al sud Italia 1400/1500.

Se installiamo pannelli thin film , ovvero a film sottile, utili per superfici non piane ma curve, i rendimenti si abbassano notevolmente, anche alla metà, c’è da dire però che anche i prezzi dei moduli di questo genere costano di meno, circa del 30% rispetto a quelli in silicio cristallino.

 

Zona superficie di installazione potenza
installabile
produzione
annua
(kWh/a)
Nord Italia 100 mq 11 kwp 11.100 kwh/a
500 mq 55 kw 55.100 kwh/a
1.000 mq 111 kw 111.200 kwh/a
Centro Italia 100 mq 11 kw 13.200 kwh/a
500 mq 55 kw 66.000 kwh/a
1.000 mq 111 kw 133.000 kwh/a
Sud Italia 100 mq 11 kw 15.400 kwh/a
500 mq 55 kw 77.000 kwh/a
1.000 mq 111 kw 155.400 kwh/a

Quanto si guadagna

dobbiamo porci precedentente la domanda: perchè sto installando una serra fotovoltaica su terreno agricolo? Sto sfruttando una coltura pre esistente? Voglio rivendere l’energia elettrica.

serra fotovoltaica grande

E’ chiaro che producendo da soli energia elettrica il guadagno deriva dal risparmio nell’ acquisto. Le bollette energetiche possono essere azzerate anche se non sarà mai possibile consumare in modo perfetto tutta l’energia prodotta. Ricordiamo che durante la notte i pannelli solari non producono mentre nei mesi freddi producono un terzo e anche di meno rispetto a mesi come giugno-luglio-agosto.

In questo caso le opzioni sono due:

  • stoccare l’energia grazie a batterie e sistemi di accumulo
  • utilizzare lo “scambio sul posto“, quel sistema del Gse che permette di mettere in rete la corrente non utilizzata di giorno per avere un accredito con cui ricomprarla la notte. Purtroppo vendita ed acquisto non sono alla pari, vendiamo alla metà di quanto andiamo a pagarla ricomprandola.

Se ne abbiamo in surplus possiamo rivenderla a terzi grazie al sistema del ritiro dedicato. I primi 2 milioni di Kwh vengono remunerati con quelli che sono i prezzi minimi garantiti che cambiano di anno in anno in base al PUN, prezzo unico dell’ energia elettrica. Date un’occhiata alla pagina del ritiro dedicato per vedere a quanto corrisponde il prezzo per quest’anno. Attualmente 39 euro per MWh.

Ricordiamo che le tariffe incentivanti del Conto Energia al momento sono terminate.

Possiamo guadagnare vendendo quello che si chiama “diritto di superficie”. Ovvero concediamo ad un altra persone di installare la serra sul nostro lastrico ed incassiamo un affitto. Chi acquisisce il diritto potrà rivendere l’energia prodotta o usarla a suo piacimento ad esempio alimentando una serra o un edificio confinante.

Convengono le serre fotovoltaiche?

alla fine di tutto questi discorsi siamo arrivati al punto di partenza. Conviene investire in un sistema del genere? Ci si guadagna? Dopo quanti anni si recupera l’investimento iniziale?

I margini ci sono, i prezzi dei moduli fotovoltaici si sono abbassati tantissimo e con circa 20.000 euro acquistiamo un sistema da 12 Kwp in grado di produrre al sud Italia anche 18.000 kilowatt. Se pensiamo che per acquistare 18000 kw spendiamo circa 3600 euro (considerando 20 centesimi di euro per il prezzo di 1 kw) il guadagno c’è. Anche considerando di rivenderla alla metà col sistema dello scambio del posto sono 1800 euro, in 10 anni abbiamo ripagato l’investimento e dopo è tutta una rendita.

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Coperture per Pannelli Fotovoltaici per Terrazzi

Come abbiamo avuto modo di capire i moduli fotovoltaici occupano non poco spazio. C’è bisogno di circa 8 metri quadri per Kilowatt di potenza installato. Significa che per montare un impianto da 3 kwp occorrono 24 mq.

Aggiungiamo che tale spazio deve essere orientato a sud e non presentare ombreggiature. I moduli inoltre devono essere inclinati di 30 gradi. Se abitiamo in un condominio, soltanto gli attici o in alcuni casi i piani terra possono permettersi uno spazio del genere, ma non sempre.

Non tutto è perduto però, se non ce la facciamo a sfruttare il nostro tetto esistono delle coperture per pannelli fotovoltaici per terrazzi, ovvero delle strutture realizzate ad hoc per ospitare i moduli necessari alla produzione di energia elettrica, incluse quelle che vanno su terreni agricoli , ovvero serre fotovoltaiche oppure se vogliamo installare un impianto fotovoltaico condominiale.

pergolato fotovoltaico

Cerchiamo di capirne di più. Innanzitutto specifichiamo che cosa intendiamo con la realizzazione di una copertura per pannelli fotovoltaici. 

Costruire una tettoia senza sfociare nell’ abusivismo

per definizione una tettoia è una struttura che si appoggia al manufatto pre esistente ed è chiusa nel lato di appoggio mentre negli altri lati è aperta. Insomma stiamo realizzando qualcosa che serve solo per appoggiare i moduli nella parte superiore che però può essere sfruttato in estate come un gazebo.

In questo caso la realizzazione di una pergola fotovoltaica è possibile perchè non stiamo aumentando la cubatura della casa e, di conseguenza, la superficie abitabile. Non rientra quindi in un intervento di trasformazione urbanistica ed edilizia del territorio subordinato ad un permesso di costruire, come previsto dall’articolo 3, comma 1, lettera e) del solito d.P.R. n. 380 del 2001. Ci sono però delle limitazioni per chi vive in particolari contesti storici o dove ci sono vincoli paesaggistici.

veranda-fotovoltaica

Il municipio di competenza dove insiste in manufatto in cui si realizza il pergolato, copertura o altro è quello a cui dobbiamo rivolgerci per un’eventuale DIA, SCIA O CILA. In maniera particolare all’ ufficio tecnico. Vi sapranno dire quale autorizzazioni vanno richieste in base al tipo di realizzazione e anche in base alla grandezza (in alcuni casi non può superare come volume il 20% di quello della casa di pertinenza).

In caso di abuso edilizio andate incontro ad una denuncia non civile, ma bensì penale in base all’ art. 44 del d.p.r. n. 380/01. Quindi fate bene attenzione prima di realizzare qualcosa senza i dovuti permessi.

Le coperture per terrazzi possono essere realizzate in legno oppure in acciaio o un misto dei due. Calcoliamo anche bene il peso che sono in grado di reggere perchè un pannello da 300 watt non pesa poco, circa 20 Kq a cui vanno aggiunte le staffe di supporto.

gazebo

Coperture terrazzi: la ditta in questione realizza verande in vetro che possono essere sfruttate anche in inverno, ma in questo caso su superfici in cui è stata chiesta un’autorizzazione alla realizzazione.

Altrimenti vanno bene e sono molto gradevoli alla vista le coperture fatte in legno lamellare trattato (buona resistenza ai carichi, peso ridotto ed ecosostenibile), possono essere anche sfruttate per realizzare coperture per auto, se abbiamo a disposizione un giardino in una villetta.

I costi

il prezzo da spendere per realizzare una struttura da utilizzare per montare pannelli fotovoltaici dipende dal materiale scelto. Il legno costa un pochino di più, ma è molto bello da vedere e ben sfruttabile anche come pergolato o gazebo. Per 20 mq il costo oscilla tra 5000 e 8000 euro.

Pergolato fotovoltaico prezzo: una struttura in acciaio per l’installazione di un sistema da 2 Kw, 15 mq di spazio costa 8000 euro compresi moduli, inverter, cavi, staffe e montaggio.

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Sostituire un Modulo Fovoltaico Rotto il Retrofit ed il Revamping

Abbiamo spesso parlato di nuove installazioni di impianti fotovoltaici, oggi vogliamo concentrare la nostra attenzione sul cosiddetto retrofit ovvero sulla ristrutturazione di un sistema esistente. I moduli fotovoltaici sono molto efficienti, la loro rottura o malfunzionamento è un evento raro, tanto che i produttori si spingono ad offrire garanzie di 10 anni e più.

Un evento raro non si significa che comunque non possa accadere. Nel caso di rottura o drastico abbassamento di prestazione di un pannello, lo stesso va sostituito. Il problema sorge quando quel modello non viene più prodotto, oppure la ditta produttrice è fallita. Il modulo va cambiato con uno equivalente, che abbia le stesse caratteristiche o che comunque sia compatibile con l’impianto pre esistente.

riparare fotovoltaico

Dobbiamo quindi avere moduli di alta qualità e, allo stesso tempo, smaltire in maniera corretto quelli o quello rotto. Le norme RAEE riguardanti lo smaltimento di rifiuti elettronici ed elettrici, specialmente se c’è da sostituire un modulo che fa parte di un impianto che gode degli Incentivi del Conto Energia, sono molto rigide. I moduli devono essere consegnati ai centri di raccolta e bisogna seguire una procedura specifica, vedi la regolamentazione sui rifiuti fotovoltaici del GSE.

Se invece il nostro impianto fotovoltaico non produce quanto dovrebbe, perchè ha avuto un abbassamento di prestazioni oppure non ha le stesse prestazioni ottimali di impianti simili, parliamo di REVAMPING.

La diminuzione di produzione di energia elettrica potrebbe essere dovuta a fattori che si sono presentati nel corso degli anni, ad esempio un ombreggiatura che si è venuta a creare sui moduli, La maggiorparte delle volte però si tratta di mancata ottimizzazione oppure di una progettazione sbagliata dell’ intero impianto fotovoltaico. Quando parliamo di un 5% o 10% di mancata ottimizzazione di sistemi da 3 Kwp è poca cosa, ma se questo valore viene rapportato ad un sistema da 1 Mw le cose cambiano.

Per far funzionare al meglio un impianto si interviene ad esempio sull’ inverter, ovvero su quell’ apparecchio che trasforma la corrente da continua ad alternata. Oppure, in caso di errata progettazione, si cambia l’orientamento dei moduli, si sostituiscono i cavi che possono essere deteriorati.

Ci sono ditte specializzate che operano nel settore del fotovoltaico che si occupano di Revamping e Retrofit. In maniera gratuita analizzano le prestazioni degli ultimi anni del vostro impianto e cercano di studiare l’andamento della produzione elettrica. Si capisce subito se c’è stato un abbassamento delle prestazioni che vengono confrontate con i dati meteo sull ‘insolazione avvenuta in passato. Da qui la proposta di ottimizzazione e di sostituzione di moduli o inverter. Un’operazione che può portare anche ad una produzione maggiore del 15% annuo.

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