Bitcoin e il problema dell’ elettricità come risolverlo con i Pannelli Fotovoltaici

Il Bitcoin, la criptovaluta digitale, è sulla bocca di tutti. Le sue quotazioni sono cresciute in maniera esponenziale allarmando da una parte gli analisti che mettono in guardia da quella che considerano una “bolla speculativa”, e dall’ altra ingolosendo gli investitori. I Bitcoin possono essere comprati, oppure “creati” attraverso un processo di “mining“, ovvero di estrazione.

Si tratta di una procedura che richiede un enorme consumo di elettricità, frutto di calcoli elaborati con computer potentissimi che assorbono moltissima energia. Sì ma quanta energia? E‘ profittevole acquistare pc potenti per estrarre criptomonete?

Secondo Digiconomist (fonte) il consumo annuale medio nel mondo per estrarre criptovalute (ci si riferisce solo a Bitoin e Bitcoin Cash) è attualmente di 36.75 Terawatt, corrispondenti all’ assorbimento di una paese come la Bulgaria.

Dato che il “mining” può fornire un solido flusso di entrate, le persone sono disposte a far funzionare i computer affamati di energia per guadagnare. Nel corso degli anni questo ha fatto sì che il consumo totale di energia della rete Bitcoin crescesse in proporzioni incredibili visto che il prezzo della valuta ha raggiunto nuovi massimi.

Addirittura è stato calcolato che se il BITCOIN fosse un paese si posizionerebbe al 59esimo posto nella classifica delle nazioni che consumano piú energia al mondo.

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La mappa in alto mostra quali paesi consumano meno elettricità rispetto alla quantità consumata (somma totale) dall’estrazione di bitcoin nel mondo.

Attualmente l’estrazione di Bitcoin assorbe appena lo 0,13% dell’ energia elettrica consumata nel mondo ma sta crescendo in maniera esponenziale (vedi grafico sotto: fonte: https://powercompare.co.uk/bitcoin/). Con questi ritmi di crescita nel 2019 potrebbe addirittura superare il consumo di tutti gli Stati Uniti d’America. In questi calcoli sono compresi anche i consumi relativi alle transazioni del Bitcoin, estremamente alti se rapportati ad esempio a quelli delle carte di credito. Per molti analisti questi dati potrebbero essere addirittura sottostimati perchè non si tiene conto dell’energia utilizzata per il raffreddamento delle macchine.

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Redditività di un Bitcoin

conviene scavare Bitcoin? Si guadagna dall’ estrazione delle criptovalute? Tralasciando le spiegazioni tecniche su come avviene il “mining” cerchiamo di rispondere a questa domanda. E’ chiaro che la risposta è fortemente influenzata dalle quotazioni attuali di Bitcoin e dal costo dell’energia elettrica.

Come detto si utilizzano paesi in cui l’energia elettrica costa meno. In Mongolia, ad Ordos c’è questa farm  che utilizza 40 megawatt di elettricità all’ora, l’equivalente dell’ assorbimento energetico di 12.000 abitazioni. Spende $ 39.000 al giorno per la bolletta elettrica, anche con lo sconto.

Per minare in proprio i bitcoin c’è bisogno di un “Asic Bitcoin Miner” (scede già assemblate con piú processori) costo circa 2000 euro. Stimando commissioni dei mining pool al 2%, aggiungendo il costo dell’energia in Italia e l’attuale prezzo del Bitcoin (anche calcolando che arrivi a 20.000 dollari), non sarebbe conveniente, si andrebbe in perdita anche con queste quotazioni stellari.

Per maggiori informazioni sui calcoli potete leggere questo corposo documento in inglese.

Il problema della sostenibilità

Il problema principale di Bitcoin non è nemmeno il suo massiccio consumo di energia ma è quello relativo alle fonti. La maggiorparte dei “miners” si trova in Cina perchè è lì che la corrente elettrica costa di meno e si ottiene principalmente da centrali elettriche a carbone. Significa un aumento esponenziale di CO2 nell’ atmosfera dovuta alla combustione proprio del carbone.

Ecco perchè a molti è venuto in mente di utilizzare i pannelli fotovoltaici installati in zone con una grande insolazione. Ma anche in questo caso si potrebbe pensare di sfruttare l’energia prodotta per alimentare case e industrie al posto delle centrali elettriche a gas o a carbone.

Per realizzare una farm solare in grado di generare 40 Megawatt c’è bisogno di un’area a fortissima insolazione di circa 5 chilometri quadri. L’investimento è massiccio ma si toglierebbe tantissima CO2 dall’ atmosfera.

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